La Patata di Bologna Dop

Forma regolare, ovale e allungata, gusto deciso ma non troppo forte, polpa consistente, colore giallo paglierino e buccia chiara. Sono queste le caratteristiche della Patata di Bologna Dop, il tubero appartenente alla varietà da seme denominata Primura che si è diffusa nel territorio bolognese a partire dai primi dell’Ottocento grazie all’agronomo Pietro Maria Bignami.

Nel 2010 la Patata di Bologna ha ricevuto la certificazione Dop (Denominazione di origine protetta) e due anni più tardi il prodotto è entrato sul mercato in via definitiva. Nel 2016 si è costituito il Consorzio di tutela al fine di valorizzare il prodotto e tutelarne la qualità. La Dop prevede che l’intero processo, dalla produzione alla trasformazione, debba essere effettuato nella regione Emilia Romagna. Le aree interessate alla sua coltivazione sono quelle pedecollinari e di pianura tra i fiumi Sillaro e Reno, comprendenti i comuni di Budrio, Castenaso, Ozzano Emilia, San Lazzaro di Savena, Castel San Pietro, Castel Guelfo, Medicina, Molinella, Baricella, Minerbio, Granarolo Emilia, San Giovanni in Persiceto e Crevalcore, nonché alcune zone di montagna negli altipiani di Castel d’Aiano, Vergato e Tolè. In totale, secondo i dati 2017 del Consorzio di tutela, sono 70 le aziende agricole interessate per un totale di 336 ettari e 11.000 tonnellate di patate prodotte, per un fatturato medio che si attesta sui 5-6 milioni di euro l’anno.

La Patata di Bologna Dop deve le sue qualità al suolo ricco di potassio (massimo 570 milligrammi ogni 100 grammi di prodotto), fosforo, azoto e al clima piovoso che la rendono una fonte di carboidrati complessi, vitamina C (15 milligrammi ogni 100 grammi) e sali minerali, con un 40 per cento di calorie in meno rispetto a pasta e riso.

La lavorazione della Patata di Bologna Dop è ancora quella tradizionale e i tuberi prodotti, non più di 60 tonnellate per ettaro, godono di una buona conservabilità. La semina è prevista nel mese di marzo con l’impiego di tuberi-seme certificati. La raccolta, con apposite macchine, deve essere eseguita nel mese di luglio, quando il tubero ha raggiunto la sua completa e fisiologica maturazione. Le patate vengono poi conservate in celle a temperatura controllata, compresa tra 4° e 7°C, al riparo dalla luce per limitare la perdita di umidità.

Solo tra il maggio e luglio dell’anno successivo alla raccolta il prodotto è pronto per essere immesso sul mercato e acquistato dai consumatori. In cucina può essere presentata da sola o insieme ad altre pietanze. La sua alta digeribilità ne fa un alimento adatto per i bambini e gli anziani e può essere gustata in modi differenti: fritta, lessa, al forno. Inoltre è adatta per la preparazione degli gnocchi.

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